17 agosto 2014

Recensione Birra #15 - Birra Perugia Chocolate Porter

Nome birra: Birra Perugia
Birrificio: Fabbrica della Birra Perugia
Tipologia: Chocolate Porter
Nazione: Italia
Gradazione alcolica: 5,0 %
Tipo di fermentazione: Alta


Esame Visivo: Sobria, nei canoni: color ebano, schiuma poco persistente color nocciola... Però c'è una nota positiva inaspettata: BOLLICINE! Voto: 4/5

Esame Olfattivo: Non male davvero! Mi aspettavo un po' di più sinceramente, ma se il leggero aroma di cacao e malti tostati (assenti a mio parere gli aromi di luppoli [Northern Brewer e Fuggle], ARGH!) non stupisce, sicuramente invita alla bevuta. Voto: 3/5

Esame Gustativo: Onesta e soprattutto dissetante (non proprio comune per una chocolate porter). La birra è carbonata al punto giusto, si sentono i malti Vienna e Chocolate all'impatto e la bevuta è asciugata da aromi di cioccolato belga che lasciano un buon sapore in bocca ed un buon umore in petto. L'unica nota negativa che debbo far notare è il corpo forse un po' troppo leggero, dovuto probabilmente ad un dosaggio non troppo saggio dei fiocchi d'avena. Voto: 3/5

Questa birra mi è stata regalata per caso da una persona a me molto cara e debbo dire che è stata una bella sorpresa, anche perché non mi aspettavo che una chocolate porter potesse essere adatta a questo clima infernale d'Agosto!
La città di Perugia è famosa per il cioccolato e la sua festa, e questa birra è un buon omaggio a quella tradizione: da notare anche il carattere sobrio e vintage del design della bottiglia, che vuole essere un omaggio al vecchio birrificio del 1875 poi chiuso negli anni '20.
Voto Finale: 7.5/10

08 agosto 2014

Recensione Birra #14 - Kujo

Questa mi ha davvero soddisfatto.

Nome birra: Kujo
Birrificio: Flying Dog
Tipologia: Imperial Coffee Stout
Nazione: Stati Uniti
Gradazione alcolica: 8,9 %
Tipo di fermentazione: Alta


Esame Visivo: Diamine, se la schiuma fosse rimasta un po' di più sarebbe stata perfetta, ma... Ci è andata vicino, ha mantenuto gli standard del genere (appunto la schiuma poco persistente) senza strafare: colore petrolio, schiuma pannosa e color nocciola, una vera signora Stout. Voto: 4/5

Esame Olfattivo: Qui davvero ringrazio di aver un olfatto ancora funzionante nonostante raffreddori ed allergie perenni che mi ostruiscono il naso: un aroma di caffè e malti tostati mi ha avvolto ed invitato alla bevuta, lasciando spazio addirittura per un'ultima nota olfattiva di luppoli...! Voto: 5/5

Esame Gustativo:  Wah! Piena, con un corpo presente, ma non invadente, arrotondato da quel gusto di caffè ben amalgamato con i malti tostati, che non esagerano nella presenza (cosa difficile per una stout), con un amaro luppolato che "asciuga" e nasconda il grado alcolico non indifferente: semplice, ma efficace.  Voto 4/5

La Flying Dog è uno dei birrifici americani più simpatici che conosca, con quel design accattivate e diverso per ogni bottiglia grazie ai disegni di Ralph Steadman (che in cambio di scorte infinite di birra si è offerto di disegnare le grafiche per le birre della Flying Dog), merita di essere conosciuto per bene dai birrofili.
   Questa Kujo è una birra da amare, bere e studiare, perchè è un perfetto esempio di Stout con personalità, ma con rispetto per la tradizione... e soprattutto come fate a dire di no a Lui ?

Voto Finale: 8.5/10

15 luglio 2014

Film: Il tempo che ci rimane - Elia Suleiman

Il tempo che ci rimane
di Elia Suleiman
Regno Unito, Belgio, Francia, Italia - 2009
Tragicommedia, Drammatico

Un tassista ebreo sta trasportando un taciturno passeggero, quando un violento nubifragio lo costringe a fermare il suo mezzo perchè non riesce più a riconoscere il luogo in cui si trova, il film si apre così: deve essere stata proprio questa la reazione dei palestinesi alla proclamazione dello stato di Israele nel 1948.

 Elia Suleiman ci propone un film dal carattere stilistico molto forte, non il solito intreccio narrativo, ma un insieme di sketch surreali apparentemente slegati tra loro, che sfiorano il tragico ed il comico, senza mai farci ridere o piangere, ma tenuti insieme dagli stessi protagonisti, i palestinesi, raccontati attraverso le vicende del regista e della sua famiglia.
Il film si articola in quattro parti: la prima affronta le vicende del padre del regista nel primo conflitto arabo-israeliano nel '48, dove il padre, Fuad Suleiman (Saleh Bakri), è coinvolto in prima persona come tornitore di armi per la resistenza palestinese e finirà col rischiare la vita; la seconda si svolge nel '70 (riconoscibile per la notizia della morte di Nasser), quando Fuad si è ormai ricostruito una vita con la sua famiglia ed è introdotto il personaggio di Elia, già rimproverato per i suoi interventi in classe (l'insegnante lo rimprovera per aver detto prima che gli USA sono colonialisti, poi imperialisti); la terza  ambientata circa nei primi anni '80 affronta brevemente la morte del padre e la giovinezza di Elia; l'ultima parte recitata direttamente dal regista, è girata ai giorni nostri ed è lo sguaro più personale ed intimo del regista sulla situazione palestinese.

Il film non è mai banale e non ha bisogno di grandi dialoghi o di scene toccanti, Suleiman riesce a far parlare la sua opera in un modo tipicamente cinematografico, attraverso suoni, rumori, silenzi, colori ed inquadrature perfette: è questo il forte carattere del film che, se da un lato lo rende molto impegnativo alla visione, dall'altro lo rende un'opera che parla senza parole e che riesce a trasmettere una dimensione a cui difficilmente si pensa in questi casi, ovvero l'intimità della sofferenza quotidiana.

Ci sono solo un paio di scene esplicite di scontri tra le milizie Israeliane e la resistenza palestinese, ma, con lo sguardo ormai morto ed assente di Elia, bastano a trasmettere il dolore e la violenza che sono entrati con prepotenza nella vita di un popolo oppresso; è dallo stesso sguardo del protagonista, che, ora guarda un ragazzo che conversa distrattamente al telefono con un suo amico e lo invita ad uscire la sera per andare in discoteca mentre il cannone di un carroarmato lo segue, ora osserva nel cortile dell'ospedale un'umanità sempre più occidentalizzata e decadente, che comprendiamo quanto sia inutile uccidersi a vicenda mentre la nostra vita scorre inesorabilmente ed è sempre meno il tempo che ci rimane.

Voto finale: 8,5/10

02 giugno 2014

Recensione Birra #13 - Macchiaiola

Nome birra: Macchiaiola
Birrificio: Birra Amiata
Tipologia: Italian Pale Ale
Nazione: Italia
Gradazione alcolica: 7,4 %
Tipo di fermentazione: Alta

Esame Visivo: La Macchiaiola si presenta discretamente alla vista: poca schiuma e nebbiosa, color sabbia con sfumature arancioni, nè troppo torbida nè troppo limpida con un po' di lievito in sospensione, da vera birra artigianali non filtrata.  Voto: 3/5

Esame Olfattivo: Questa toscana all'olfatto si mantiene bassa, ma con personalità: odori di luppoli e grani ben bilanciati, con una punta di odori d'erbe... Ma il miele non si sente. Voto: 3/5

Esame Gustativo: Al palato purtroppo delude: la birra ha poco corpo ed al sapore dei malti non è dato il giusto spazio. La bevuta è resa un po' secca ed astringente dal sapore del miele, che insieme ai luppoli, contribuisce ad un amaro che, da una parte elimina ogni persistenza gustativa indesiderata, dall'altro stronca la bevuta in modo non troppo piacevole. Voto: 2/5

Birra che da sicuramente il massimo con i giusti abbinamenti gastronomici (risotti, formaggi), ma che comunque non riesce a distinguersi da tante altre... Insomma, una birra che fa il suo mestiere, ma non la si ama, al massimo le si vuole bene...
Voto Finale: 6.5/10