10 aprile 2016

Birra - Headwaters Pale Ale

Nome birra: Headwaters Pale Ale
Birrificio: Victory
Tipologia:  Pale Ale
Nazione: USA
Gradazione alcolica: 5.2% 
Tipo di fermentazione: Alta



Non perderò molto tempo con questa birra.
Questa Pale Ale da Parkesburg (?) è fatta bene, si beve piacevolmente, ma per essere (i) una Pale Ale (ii) Americana, ha una luppolatura non troppo sapiente: forse è una scelta precisa per accaparrarsi tutta quella fetta di bevitori che vorrebbe provare una Pale Ale ma a quegli aromi e a quel'amaro non è troppo abituata o forse no, sta di fatto che tolta un'ottima presentazione data da un color arancio torbido ed una schiuma cremosa, persistente e candida contro cui si scontra anche qualche bollicina, all'olfatto è debole, con timide note erbose e proprio a sforzarsi un profumino ("-ino" perché è proprio impercettibile e non il contrario) di agrumi;anche nel gusto è debole: è poco amara ed il sapore dei luppoli non è ben chiaro (per chiaro intendo che se ne dissolve troppo presto la presenza), anche se ha un corpo pieno e molto "maltoso" ed una capacità dissetante che ne salva in extremis il prodotto.

Voto finale.: 6.5

20 marzo 2016

Birra - Sierra Nevada Pale Ale

Nome birra: Sierra Nevada Pale Ale
Birrificio: Sierra Nevada
Tipologia:  Pale Ale
Nazione: USA
Gradazione alcolica: 5.6% 
Tipo di fermentazione: Alta



E' domenica mattina, quasi ora di pranzo ed i colpi alcolici del giorno prima, per quanto non devastanti, sono ancora perfettamente percepibili: un essere umano che ama la birra ha una sola soluzione... il rabbocchino.
   Spinto da un'insaziabile voglia di birra, mi è bastata la preveggenza e nessuna preghiera: in frigo era miracolosamente presente una Sierra Nevada Pale Ale, comprata diversi giorni prima ed abbandonata in attesa di tempi migliori; con la sua etichetta verde evidenziatore spiccava dietro confezioni di latte e succhi di frutta, un'apparizione trionfale, dai tratti luciferini e al tempo stesso messianici.

Preparata una spaghettata di accompagnamento, la cui funzione ufficiale di pasto a metà tra la colazione ed il pranzo serviva solo a coprire il vero scopo di glorificazione della birra, ho potuto riscoprire questo classico delle Pale Ale d'oltre oceano, una birra che dalla sua comparsa nel 1980 ad opera del birrificio Sierra Nevada, ha portato a casa diversi riconoscimenti negli anni '90, ma cosa più importante, ha insegnato a generazioni di americani cosa sia una Pale Ale.

 D'aspetto è molto caratteristica anche se non invitantissima, sopratutto dopo che negli ultimi anni siamo stati abituati ad ottime birre pallide dalla schiuma possente ed il colore paglierino torbido: la Sierra Nevada è quasi arancione e decisamente limpida, con una schiuma bianchissima e cremosa di cui si può decantare la fuggevolezza, dato che dopo pochi secondi è già sparita. Voto visivo: 7/10
  Al naso ha note maltate ed erbose che, se esistesse un profumo da poter pubblicizzare come "virile", avrebbe lo stesso aroma: grani, pino, un po' di ginepro e luppoli a go go, il tutto però senza inondarti o stordirti, ma con una certa pacatezza. Voto olfattivo 6/10
 Il sapore credo sia il punto forte, perché non sarà certo un prodottone dal carattere particolare ed inaspettato, ma può insegnare a chiunque, come si diceva prima, cosa sia una Pale Ale: una birra dissetante, con un gusto che non tradisce l'aroma (malti e luppoli), nulla di complesso se non una rinfrescata sorsata di malti accesi e subito dopo spenti dagli stessi luppoli che ne donano l'amaro intenso e, piacevolmente, asciugano la bevuta senza  nessuna goffa persistenza gustativa. Voto gustativo: 7/10

Se non amate il genere potete provare a partire da qui e valutare se continuare: è un'ottima birra per avvicinarsi alle Pale Ale, ma mi raccomando, il rabbocchino!


Voto finale: 7/10 

5 settembre 2015

Speciale Birrae#2: le birre

Iniziamo dagli intrusi in territorio molisano, i casertani del birrifio Karma: con loro a quanto pare non condividiamo solo il Matese, ma anche il gusto per la buona birra; premetto che non potevo assaggiare tutte le birre dell'evento per varii ovvii motivi, così ho iniziato dalla loro Golden Ale, Marilyn: è bellissima lei, guardate che bei merletti di Bruxelles nonostante l'ingiusto bicchierone di plastica, con una schiuma compatta, ma un po' evenescente ed il suo colore che rende giustizia alla tipologia, al naso la bionda è timida e si presenta solo con note maltate e leggermente erbacee; la bevuta è davvero soddisfacente con un attacco carbonato che disseta, un corpo quasi inconsistente che accarezza il palato ed un amaro (forse troppo, anche se su carta fa "solo" 28 IBU) che asciuga la bevuta.

Okay, la foto è uscita male, non rende giustizia.
Proseguiamo con il microbirrificio Kashmir di Filignano (Isernia), di cui recensii tempo fa la Nuit Blanche, che non mi colpì esageratamente, ma mi stupì in positivo! Ebbene, loro si son presentati con solo una loro birra, una Pilsner, che non ha replicato la buona performance della Nuit Blanche, risultando sì equilibrata al gusto in fatto di rapporto luppolatora/malti e persistenza gustativa, ma dopo "l'erboso" dovuto ai luppoli del primo assaggio, la birra si spegne in una nota stonata che sa di cartone (ricorda molto vagamente la genziana) e la carbonatura forse troppo blanda per una pilsner non fa che esaltare dopo più bevute questa "stonatura": è perfetta all'aspetto, forse troppo evanescente la schiuma, ma per questa tipologia ci può stare e non sto qui a criticarne l'aroma quasi inesistente ,perchè è un difetto che ho notato in tutte le birre presentate all'evento, credo sia in parte dovuto al bicchiere di plastica, in parte al fatto che tutte queste birre  sono state portate alla spina ed in bottiglia presenterebbero un bouquet più deciso.

Intermezzo campobassano con la San Michele da "le birre del Mistero", microbirrificio campobassano con sede a Ferrazzano nato da poco, infatti presenta in catalogo credo solo due birre; la San Michele è una belgian strong Ale e presenta tutte le caratteristiche di un prodotto particolare, che nel bene e nel male, deve ancora perfezionarsi: è decisa sotto ogni punto di vista, è una birra, permettetemelo, "adolescente", ha infatti un aspetto vitale, con una schiuma pannosa ed un bel colorito dorato torbido tipico dello stile, al naso forti note maltate e di lievito che non ben si armonizzano (ve l'ho detto, è una adolescente in esplosione ormonale) e al gusto ha quella carbonatura dissetante, ma che non riesce a frenare il lievito "spumeggiante" che scalpita per farsi sentire, ha infatti quello "strascico" sgradevole di una birra il cui lievito è tra i più difficili da maneggiare ed amalgamare armoniosamente tra i sapori dei luppoli speziati e dei malti, lavoro svolto egregiamente dai migliori mastribirrai del Belgio, ma che giustamente richiede un po' di pratica a chi è nuovo del mestiere: va premiato il coraggio e l'intraprendenza di questi conterranei e credo che se continuano così, sarò ancora più felice di tornare a bemie una pinta artigianale in terra natia.

 Concludo con la Hellfeld, una adorabile blanche del Birrificio del Volturno: questa volta la foto rende piena giustizia alla bimba che già dall'aspetto svela la sua particolarità, ovvero il suo essere una quasi-blanche; la Hellfeld su carta è una birra bianca, ma nei fatti è una birra con caratteristiche miste Golden Ale/Blanche:il colore non troppo paglierino e più tendente all'arancione, un bouquet timido (per il solito discorso), ma caratterizzato da un profumo di agrumi e coriandolo e la freschezza della bevuta agrumata, morbida, con una luppolatura scarsa, ma forse troppo decisa per una Blanche, la rendono, consapevolmente o no, una ottima birra, ma non certamente una canonica bianca... Il che è decisamente un pregio per la personalità di questo prodotto.

Dopo queste fantastiche bevute, vi dirò la verità, ho bevuto ancora, ma per onestà non mi son messo ad appuntare niente per via dell'evidente compromissione delle mie capacità di giudizio... Mi farò perdonare dai due ottimi birrifici rimasti fuori da questa lista di recensioni lampo, Cantaloop e la Fucina,  recensendoli singolarmente appena ne avrò l'occasione... nel frattempo buona fine d'estate e buone birrae a tutti!

31 agosto 2015

Speciale Birrae #1: l'evento

Anche se è solo da poco più di tre anni che mi sono immerso pienamente nel mondo della birra artigianale, riesco a percepire chiaramente quanto questo mondo si stia facendo sempre più strada anche in Italia e, al di là della sensibilità soggettiva, vi sono indicatori oggettivi a testimonianza di questa esplosione della birra artigianale nel nostro paese, l'evento Birrae è uno di questi.


 Quando mi è capitato tra le mani, durante una routinaria passeggiata in Corso Vittorio Emanuele, un volantino con una grafica accattivante (quella minimalista qui sopra) dal titolo "birrae", pensavo si trattasse dell'apertura di qualche nuovo Pub, poi il sottotitolo a chiarirmi le idee: Birre artigianali e industriali, due mondi a confronto - 28-29 Agosto... lì è subito partito il luccichio di occhi che mi ha preparato alla vera gioia stampata in fondo a quel piacevolissimo a6 plastificato: "Campobasso, Piazza Palombo".
Il non-campobassano potrà non-capire l'emozione appena ostentata, ma un evento sulla birra artigianale a Campobasso, perbacco (no, non loro) non me lo sarei mai aspettato in tempi così brevi: ecco, la cultura della birra artigianale, e spero non la momentanea moda, è giunta nel non-luogo per eccellenza.

 Per iniziare è doveroso dire che l'evento è stato organizzato da Hops Up!, dallo Zeppelin Pub, dall'associazione Mu.Se, con il patrocinio del Comune di Campobasso - Assessorato alle attività Produttive - Assessorato alla cultura, ed è anche giusto dire subito che il 28 c'è stata la giornata dedicata alla birra artigianale vera e propria, mentre il 29 si è svolta una festa in stile bavarese.
   Io sono molto legato a Piazzetta Palombo, ho passato lì quasi tutte le mie estati liceali facendo del sano mutualismo col mio sindacato studentesco preferito, e vederla così  inghirlandata e imbandierata di spillatori ed effigi di birrifici locali è stata una piacevole sensazione che non voglio ancora scrollarmi di dosso, ma bando alla ciance nostalgiche ed intimiste.

All'evento hanno partecipato: Birrificio del Volturno, Karma, Kashmir, La Fucina, Le birre del Mistero e CantaLoop, tutti con solo alcuni dei loro prodotti alla spina, posizionati sul perimetro della Piazzetta con i loro spillatori, aspettando di ricevere un bigliettino acquistato a 3€ alla cassa in un angolino della Piazza , pronti a donarti il paradiso una 0,3 alla volta; in un altro angolino c'era, se non sbaglio si chiama Andrea (del neonato "microbirrificio del Mistero") a fare una cotta dimostrativa da 15 litri di una bitter, spiegando da buon alchimista, i segreti (ma non tutti) dell'arte ai non iniziati.
Al centro della piazzetta c'erano delle panche e dei tavoli per ovvii motivi e ad un estremo della piazza un improbabile furgoncino volkswagen giallo a diffondere musica di vario genere (ma soprattuto classici del rock per accontentare un po' tutti) e ad allietare la sbornia artigianale che pian piano si faceva spazio nei corpi e nelle menti dei presenti, che potevano allietare lo stomaco con pietanze varie: l'evento è riuscitissimo e questo lo rende il primo di una lunga serie, per la nostra
felicità e contro la nostra sobrietà.

Qui interrompo la prima parte di questo speciale dedicata all'evento, poiché voglio scrivere un altro post solo sulla degustazione di 4 birre assaggiate in loco, che non avranno certo la "dignità" di una degustazione singola per varii motivi, ma su cui voglio spendere qualche parola in più e farlo qui renderebbe il post impopriamente prolisso... a presto birraioli miei.