31 agosto 2015

Speciale Birrae #1: l'evento

Anche se è solo da poco più di tre anni che mi sono immerso pienamente nel mondo della birra artigianale, riesco a percepire chiaramente quanto questo mondo si stia facendo sempre più strada anche in Italia e, al di là della sensibilità soggettiva, vi sono indicatori oggettivi a testimonianza di questa esplosione della birra artigianale nel nostro paese, l'evento Birrae è uno di questi.


 Quando mi è capitato tra le mani, durante una routinaria passeggiata in Corso Vittorio Emanuele, un volantino con una grafica accattivante (quella minimalista qui sopra) dal titolo "birrae", pensavo si trattasse dell'apertura di qualche nuovo Pub, poi il sottotitolo a chiarirmi le idee: Birre artigianali e industriali, due mondi a confronto - 28-29 Agosto... lì è subito partito il luccichio di occhi che mi ha preparato alla vera gioia stampata in fondo a quel piacevolissimo a6 plastificato: "Campobasso, Piazza Palombo".
Il non-campobassano potrà non-capire l'emozione appena ostentata, ma un evento sulla birra artigianale a Campobasso, perbacco (no, non loro) non me lo sarei mai aspettato in tempi così brevi: ecco, la cultura della birra artigianale, e spero non la momentanea moda, è giunta nel non-luogo per eccellenza.

 Per iniziare è doveroso dire che l'evento è stato organizzato da Hops Up!, dallo Zeppelin Pub, dall'associazione Mu.Se, con il patrocinio del Comune di Campobasso - Assessorato alle attività Produttive - Assessorato alla cultura, ed è anche giusto dire subito che il 28 c'è stata la giornata dedicata alla birra artigianale vera e propria, mentre il 29 si è svolta una festa in stile bavarese.
   Io sono molto legato a Piazzetta Palombo, ho passato lì quasi tutte le mie estati liceali facendo del sano mutualismo col mio sindacato studentesco preferito, e vederla così  inghirlandata e imbandierata di spillatori ed effigi di birrifici locali è stata una piacevole sensazione che non voglio ancora scrollarmi di dosso, ma bando alla ciance nostalgiche ed intimiste.

All'evento hanno partecipato: Birrificio del Volturno, Karma, Kashmir, La Fucina, Le birre del Mistero e CantaLoop, tutti con solo alcuni dei loro prodotti alla spina, posizionati sul perimetro della Piazzetta con i loro spillatori, aspettando di ricevere un bigliettino acquistato a 3€ alla cassa in un angolino della Piazza , pronti a donarti il paradiso una 0,3 alla volta; in un altro angolino c'era, se non sbaglio si chiama Andrea (del neonato "microbirrificio del Mistero") a fare una cotta dimostrativa da 15 litri di una bitter, spiegando da buon alchimista, i segreti (ma non tutti) dell'arte ai non iniziati.
Al centro della piazzetta c'erano delle panche e dei tavoli per ovvii motivi e ad un estremo della piazza un improbabile furgoncino volkswagen giallo a diffondere musica di vario genere (ma soprattuto classici del rock per accontentare un po' tutti) e ad allietare la sbornia artigianale che pian piano si faceva spazio nei corpi e nelle menti dei presenti, che potevano allietare lo stomaco con pietanze varie: l'evento è riuscitissimo e questo lo rende il primo di una lunga serie, per la nostra
felicità e contro la nostra sobrietà.

Qui interrompo la prima parte di questo speciale dedicata all'evento, poiché voglio scrivere un altro post solo sulla degustazione di 4 birre assaggiate in loco, che non avranno certo la "dignità" di una degustazione singola per varii motivi, ma su cui voglio spendere qualche parola in più e farlo qui renderebbe il post impopriamente prolisso... a presto birraioli miei.

18 agosto 2015

Birra #23 - Hopus

Nome birra: Hopus
Birrificio: Brasserie Lefebvre
Tipologia:  Belgian Strong Ale
Nazione: Belgio 
Gradazione alcolica: 8.3% 
Tipo di fermentazione: Alta



Esame Visivo:  Come si vede  dalla foto qui di lato, la schiuma dal colore bianco intenso resta piacevolmente "spalmata" ai bordi del bicchiere a garanzia di un ottimo prodotto prima ancora della prova gustativa; il colore paglierino e la torbidezza sono lì come un abitino firmato Belgio.  Voto: 4/5

Esame Olfattivo: La Hopus non è molto complessa al naso: gli aromi prevalenti sono quelli dei luppoli (quattro ne sono stati utilizzati) accompagnati da note speziate particolarmente "erbose". Voto: 2/5

Esame Gustativo: Decisa all'inizio con il sapore di malti e la frizzantezza che aprono la strada ad una bevuta piena, caratterizzata, come potevasi intuire, da una luppolatura violenta ma addolcita dai tipici retrogusti fruttati dei lieviti belga, è una birra che rischia però di stancare se non accompagnata da cibo. Voto: 3/5

La Hopus, parto del birrificio Lefebvre definibile ormai storico (in attività dal 1876), è quella che definirei, tralasciando ogni galanteria sessita, una birra "maschia": un interessante punto di incontro tra una belgian strong ale, una tripel ed una ipa, non mi ha convinto sotto tanti aspetti, ma sicuramente è una delle birre che prenderei in considerazione se volessi lentamente scivolare in un tunnel alcolico tra amici ad una cena.

Brutus, amarus flavusque.
Voto Finale: 7.5/10

25 luglio 2015

Birra #22 - EBE, I Due Mastri

Nome birra: EBE
Birrificio: I Due Mastri
Tipologia: Blonde Ale
Nazione: Italia (prato)
Gradazione alcolica: 4,5 %
Tipo di fermentazione: Alta


No, questa EBE non mi ha convinto, sarà il caldo (il troppo caldo) che rende più esigenti, ma per quanto questa birra sia ben fatta sotto alcuni punti di vista, nel complesso lascia proprio a desiderare.

Il colore ci sta: un dorato scuro, quasi da Kellerbier, una schiumetta timida, ma non ce l'aspettavamo sfrontata; sul sito del birrificio vantano l'aggiunta di coriandolo e arancia amara, ebbene, al naso un pochino si sentono queste aggiunte, ma alla bevuta c'è solo una nota agrumata che non rende effettivamente più dissetante questa EBE che, pur avendo un buon equilibrio tra malti e luppoli, sembra un Pale Ale uscita un po' maluccio...

Mi sto convincendo che in Toscana le birre non le sappiano tanto fare, ma non mi stancherò mai di dare un'altra chance, a qualsiasi birra... 5.5/10
 

1 luglio 2015

Recensione birra #21 - La Ghenga

Nome birra: La Ghenga
Birrificio: L'Olmaia
Tipologia: Amber Ale
Nazione: Italia
Gradazione alcolica: 6,5 %
Tipo di fermentazione: Alta

Esame Visivo: La Ghenga è fantastica alla vista: color ambrato uniforme e abbastanza trasparente dal lasciar ben vedere le bollicine che risalgono il bicchiere e si perdono nella cremosa e persistente schiuma color nocciola. 5/5

Esame Olfattivo:  Qui la passione appena accesasi alla vista di questa rossa senese comincia a vacillare.
Non ci si aspetta granchè da questo genere di birre all'olfatto, e così è, ma senza personalità: l'aroma principale è quello di malto d'orzo, incorniciato da un timido aroma floreale di luppoli che si mescola ad un'altrettanto timida nota agrumata. 3/5

Esame Gustativo: La nostra subitanea passione è spenta, siamo costretti a concedere una leggere simpatia a questa Ghenga: la bevuta è piacevole e come l'aroma, anche il gusto è dominato dai malti che danno alla birra un corpo presente, ma sempre sfuggente, perchè ucciso sul nascere dall'erboso e lieve amarognolo dei luppoli che uccidono sul nascere la bevuta.  Voto: 2/5

Se non avesse tante concorrenti che nella stessa tipologia offrono a parità (o anche inferiorità) di prezzo una soddisfazione maggiore, La Ghenga, con il suo pregio di essere una simpaticissima birra "beverina" priva quasi di persistenza gustativa, sarebbe un'ottima scelta per le serate in cui la birra accompagna senza troppo presenza un ozio meritato.

Voto Finale: 6.5/10

Una piccola curiosità tratta dalla scritta in etichetta:
La parola "Ghenga" (e a volte, sua sorella "Ganga", meno conosciuta) viene dall'inglese... "Gang", termine inglese che sin dal 1632 significa "squada di operai" e che nel XIX secolo attraversò la Manica e poi l'Italia settentrionale, per giungere finalmente in terra di Toscana. Così viene usata fin dal 1940, quando un nuovo significato arrivò da Oltreoceano: i gangster storici d'america cambiarono il modo di intendere la Ghenga, che rischiò di diventare sinonimo di malavita organizzata. Eppure gangster esisteva in Italia sin dal secolo scorso, e fu per questo che il termine Ghenga si burlò delle maleffate e riuscì a mantenere una sua connotazione tutta toscana. Più vicina alla "combriccola" o "cricca" la Ghenga si distingue per la sua atmosfera scherzosa e canzonatoria, sempre pronta ad elaborare burle e tiri mancini.